Sulla Casa abbiamo bisogno di un gigantesco salto di qualità a livello nazionale. Il governo è immobile, anzi di più: ha cancellato le poche risorse statali disponibili a sostegno degli affitti.
Regione Lombardia detiene poi un record negativo: è l’istituzione che, a livello nazionale, possiede il maggior numero di case popolari vuote (oltre 23 mila, che vergogna!).
Tutto questo si avverte ovviamente anche a Milano, dove serve molto coraggio perché la città vive un paradosso: attrae e respinge allo stesso tempo, e molti non ce la fanno, come ha ricordato recentemente anche l’Arcivescovo Delpini.
Il Comune ha messo in campo un proprio progetto. Si deve andare avanti con ancora più determinazione.
Ne ho parlato in un’intervista al Corriere della Sera: oggi la questione del diritto all’abitare colpisce anche chi ha un reddito stabile.
Serve una svolta, un piano casa nazionale che parta dallo stop alla rendita parassitaria.
Ai grandi fondi immobiliari diciamo: volete investire? Bene, ma riqualificate aree dismesse e realizzate appartamenti a condizioni economiche accessibili.
Basta con i regali ai ricchi.
C’è poi un altro tema spesso rimosso, pure a sinistra. Serve un sostegno ai piccoli proprietari: strumenti finanziari per aiutare chi ha una seconda casa ad affittarla senza timori, sottraendola al mercato degli affitti brevi turistici. E ancora, serve un ritorno al futuro: rilanciamo la cooperazione edilizia, un modello che in passato ha fatto grande Milano e che oggi è di nuovo necessario.
Per affrontare l’emergenza non ci sono scorciatoie: serve un nuovo protagonismo delle istituzioni per governare il mercato, non per subirlo.
Il mercato da solo senza l’intervento pubblico alimenta inevitabilmente le diseguaglianze.



