In pieno agosto, fregandosene del confronto in corso da tempo e dei tentativi di arrivare ad una soluzione positiva su cui erano impegnati in molti, tra i quali proprio gli esponenti del Leoncavallo, ecco che sgomberano il centro sociale.
Un luogo che era diventato nel tempo un laboratorio importante di iniziative culturali e sociali. Una realtà che considerare un tema di “ordine pubblico” è assolutamente folle e strumentale.
Una scelta, quella del ministro Piantedosi, grave, salutata subito da quell’avvoltoio di Salvini.
Alcune considerazioni:
1) È un fatto inaudito che un’azione del genere avvenga senza informare il Sindaco e il Comune . È una questione di democrazia. Ed è pericolosissimo ignorarne la portata. Fino a prova contraria il governo della città è frutto della volontà popolare che non può essere “scavalcata” rispetto a vicende del genere. Piaccia o non piaccia.
2) Lo sgombero, guarda un po’, cade non solo in mesi complicati per Milano ma pure mentre la vicenda stessa del centro sociale stava conoscendo sforzi da più parti per una sua regolarizzazione definitiva, con identificazione di un’area ad hoc.
Guarda un po’ che strano: il governo di estrema destra agisce con questo tempismo.
3) Vedo che giustamente molti scrivono “E CasaPound?!”.
Ed è giusto.
È una vergogna che CasaPound, un covo di fascisti & odiatori, sia ancora lì.
Con un enorme “ma”.
Lo sgombero di quel postaccio non legittimerebbe in alcun modo lo sgombero del Leoncavallo. Il Leoncavallo è diventato un luogo di aggregazione e produzione culturale e organizzazione concreta della solidarietà (ricordo bene ad esempio che da assessore ai servizi sociali collaborai con loro per l’accoglienza a persone senzatetto).
Dunque il punto non può essere quello della par condicio degli sgomberi. Il punto è quello dell’adesione ai principi costituzionali.
Il ministro Piantedosi, che non dimentichiamolo è quello del caso Almasri, ha promesso da anni l’invio di 500 agenti di polizia, assolutamente necessari, a Milano.
Ne ha mandati quanti? Zero.
In compenso abbiamo capito come occupa il tempo, cioè sgomberando realtà ritenute scomode senza nemmeno avvisare il Comune.
Per Milano un ministro del genere, cioè un ministro estremista, è veramente un disastro.